Aggiornamento sui mercati finanziari

Nuove turbolenze, downgrade del debito americano e evoluzione della crisi del debito in Europa
Come abbiamo testimoniato negli ultimi aggiornamenti, i mercati finanziari sono stati interessati da crescenti turbolenze, che sono culminante, sul finire della settimana scorsa, in forti ribassi sugli indici azionari e in nuovi massimi degli spread dei titoli governativi periferici.
Per frenare i rischi di un contagio su larga scala la Banca Centrale Europea ha approvato nel corso del weekend l’acquisto diretto di titoli di Stato italiani e spagnoli, che come effetto hanno portato ad una rapida riduzione dello spread.

Oltre oceano, invece, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato il debito americano. Una mossa non del tutto inattesa, ma che, comunque, sposta sempre più l’attenzione degli investitori sulle conseguenze che i piani di austerità fiscale potranno avere su una crescita già in rallentamento.

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Economia USA dopo il declassamento

La decisione di Standard & Poor il 5 agosto di abbassare il rating di credito del governo statunitense non è inaspettata ed è improbabile che induca gli investitori di tutto il mondo a vendere titoli di stato USA. Abbiamo sostenuto in una recente nota che i rapporti chiave di bilancio degli Stati Uniti (come debito / PIL e deficit / PIL) sono stati a lungo peggiori che in paesi sviluppati, i cui rating erano da tempo stati abbassati e che probabilmente era lo status del dollaro come valuta di riserva che ha mantenuto il giudizio di massima affidabilità così a lungo.

Standard & Poor piuttosto può avere inviato un messaggio politico, sollecitando i legislatori degli Stati Uniti ad un impegno più convinto nel risanamento dei conti pubblici. I tagli di spesa concordati tra Congresso e Amministrazione in cambio di un innalzamento al tetto del debito sono stati ritenuti inadeguati non solo per la modesta entità, ma anche per i giochi politici che hanno portato all'accordo.

Le conseguenze del declassamento del debito possono farsi sentire sull'economia reale per motivi diversi da una crisi di fiducia. La crescita economica USA sta già attraversando una fase di debolezza, ma non può riprendere slancio già nella seconda metà dell’anno se gli stimoli di natura fiscale verranno meno. Questo scenario si è affacciato con prepotenza sui mercati finanziari.
L'ultima volta che gli indici azionari sono scesi così vertiginosamente in un periodo di tempo relativamente breve è stato nel bel mezzo della crisi finanziaria, culminata nel crollo di Lehman Brothers (autunno 2008). In realtà non siamo nel bel mezzo di una recessione. Tuttavia, un lungo periodo di crescita debole (per esempio altri due trimestri consecutivi) è particolarmente temuto negli Stati Uniti che a differenza di altri paesi sviluppati hanno spesso mostrato una velocità di “stallo” (quella cioè che fa cadere in recessione) superiore.

I mercati finanziari hanno dato evidente priorità al quadro macro. La crescita dei profitti di impresa continua a sorprendere in positivo, ma dati economici deboli hanno fatto abbassare le stime future. La prospettiva di un rallentamento duraturo sta raccogliendo consensi sulla scorta di dati economici spesso più deboli delle attese. Nel secondo trimestre il Prodotto Interno Lordo è cresciuto molto meno del previsto, ma maggiore impressione hanno suscitato le revisioni in senso peggiorativo ex post degli ultimi 3 anni, che hanno mostrato dapprima una recessione più grave e in seguito una ripresa più fiacca di quella dipinta inizialmente.
Perplessità ha suscitato inoltre il calo di luglio dell'indice ISM manifatturiero, rimasto appena sopra la soglia di "espansione" di 50. La correlazione tra questo indicatore molto sensibile alla congiuntura internazionale e il mercato azionario USA è risultata elevata nell’attuale situazione (come spesso è stato in passato).

In Europa intervento della BCE per frenare il contagio

L’intensificarsi della crisi ha avuto il duplice effetto di far scendere ulteriormente i rendimenti dei Bund, ormai sotto il livello dell’inflazione e di far salire ancora di più la domanda di altri beni rifugio come l’oro e il franco svizzero.
L’aumento del rischio paese per Spagna e (soprattutto) Italia appare esagerato se commisurato ai fondamentali, ma rifletterebbe perplessità di ordine politico in un contesto di crescita già fragile.

Come abbiamo visto anche in passato, misure di salvataggio producono effetti duraturi solo quando sono seguite da decisioni convincenti in termini di politica economica.
Queste ultime sono richieste con urgenza perché resta il problema di fondo della periferia dell'area euro, ovvero una crescita economica bassa o inesistente che rende difficile risanare le finanze pubbliche attraverso maggiori entrate fiscali e/o meno spese assistenziali.
Politiche basate su piani di austerità fiscale ma senza le necessarie riforme economiche finiscono per non convincere i mercati finanziari che potrebbero quindi mantenere una volatilità elevata.

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