Banche centrali in azione congiunta

La crisi del debito euro preoccupa oltre oceano
Gli investitori sono stati spesso sollevati dalla cooperazione delle banche centrali in momenti di crisi e il rimbalzo di metĂ  settembre dei mercati azionari non fa eccezione.

La BCE ha fornito fondi in dollari a banche dell’area euro, in coordinamento con la Federal Reserve. Gravate da perdite su posizioni in titoli di stato emessi da paesi in difficoltà, la maggior parte delle banche europee (anche con sede in paesi come Germania e Francia, che si suppone siano forti) hanno avuto recentemente problemi ad ottenere prestiti in dollari sul mercato. In particolare sulle banche francesi, i cui rating sono stati tagliati dalle principali agenzie, si sono addensate nubi.

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L’azione congiunta, che ha coinvolto a minor titolo anche banche centrali di altri paesi, può alimentare la speranza che, su pressione di altre grandi istituzioni, l’Unione Europea agirà in maniera più convincente per risolvere la crisi del debito sovrano. Tuttavia questa stessa azione dovrebbe per ora essere un motivo di preoccupazione in quanto mette in evidenza il rischio che i problemi dell’Europa possano eventualmente influire sul sistema finanziario globale.

La collaborazione della Federal Reserve, necessaria per ottenere una consistente linea di credito in dollari, è volta a prevenire una crisi di liquidità con effetti potenzialmente gravi. I fondi così ottenuti dovrebbero colmare il divario creatosi per il ritiro dal normale mercato di fondi monetari americani, sui quali le banche europee hanno spesso contato per finanziamenti in dollari.

In questo contesto, il forte recupero dei titoli bancari dopo l’annuncio della BCE si è dimostrato di breve durata, in quanto gli investitori hanno compreso che i problemi che hanno generato la crisi non sono scomparsi. Secondo un autorevole quotidiano britannico la più grande impresa meccanica europea (che ha sede in Germania) ha ritirato depositi da una banca europea per trasferirli alla BCE e notizie come questa difficilmente calmeranno il nervosismo presente sul mercato.

Eccessivo pessimismo su altri fronti

Nelle nostre pubblicazioni recenti abbiamo sostenuto che la crisi dell’euro ed un rallentamento prolungato dell’economia statunitense ponevano entrambe rischi alle prospettive economiche globali e per questo motivo abbiamo contenuto il profilo di rischio del nostro portafoglio strategico.

Dal nostro ultimo aggiornamento trimestrale sul quadro macroeconomico sono emerse tuttavia previsioni meno pessimistiche sugli Stati Uniti, almeno rispetto a quelle suggerite dal comportamento dei mercati finanziari. Riteniamo che le preoccupazioni degli investitori circa una recessione in arrivo siano eccessive. La spesa dei consumatori può essere sostenuta da un ribasso anche moderato dei prezzi del carburante, che avrebbe positivi effetti sui redditi disponibile delle famiglie.

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La crescita economica dovrebbe rimanere sotto la media di lungo periodo perché il processo di riduzione del debito continua, ma ciò non significa una recessione incombente. E’ vero che le aziende non investono ancora con fiducia e non creano posti di lavoro come in passati periodi di espansione economica. Tuttavia le richieste di sussidi di disoccupazione (altro indicatore chiave del mercato del lavoro) restano ben più basse che nell’ultima recessione.

La stretta fiscale che gli investitori temono, dopo il dibattito politico sul tetto al debito, potrebbe essere moderata mentre i piani per rilanciare l’economia (come quello del Presidente sull’occupazione) mantengono massima priorità. Da parte sua la Federal Reserve resta impegnata in una politica di chiaro sostegno alla crescita. Con tutto ciò appare basso il rischio che gli errori di politica economica peggiorino le prospettive economiche (come invece potrebbe avvenire in zona euro).

Un altro scenario che appare meno minaccioso riguarda i paesi emergenti, dove prevediamo che la crescita continui a ritmo meno frenetico. Questo “atterraggio morbido” per l’economia, reso possibile da opportune misure di contenimento, dovrebbe allentare le pressioni inflazionistiche ed evitare anche in questo caso che inappropriate politiche economiche pesino sulla crescita.

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