Dopo il vertice salva-euro

Rafforzato il controllo fiscale. I mercati finanziari restano in allerta
Il vertice tenuto dall'Unione europea in data 8-9 dicembre era quello regolarmente previsto alla fine del semestre per chiudere la presidenza di turno di ogni membro, ma la sua agenda non era certo ordinaria, poiché il futuro dell'Unione Monetaria era considerato a serio rischio dopo un anno e mezzo di crisi dei debiti sovrani.
La costruzione di un itinerario per la revisione dei trattati che regolano l'area euro era l'obiettivo più ambizioso, ma per molti versi anche quello minimo del vertice. La costruzione di un itinerario per la revisione dei trattati che regolano l'area euro era l'obiettivo più ambizioso, ma per molti versi anche quello minimo del vertice. Alla fine un nuovo trattato per imporre un maggiore controllo centrale sulle politiche fiscali nazionali è stato redatto secondo le linee guida impostate da Germania e Francia pochi giorni prima del vertice.
Il cosiddetto ‘EURO 2.0’ implica una perdita di sovranità nazionale a favore dell'Unione europea, che dovrebbe portare all'unione fiscale. Il Regno Unito non lo ha sottoscritto, mentre altri membri dell'Unione Europea non appartenenti all'euro potrebbero unirsi dopo aver consultato i rispettivi parlamenti.
L'accordo si concentra sulla disciplina di bilancio mentre pone meno attenzione alle riforme strutturali che i mercati finanziari considerano necessarie per migliorare la crescita economica e al tempo stesso le finanze pubbliche (grazie a maggiori entrate e a una ridotta spesa sociale).
Il progetto sul nuovo trattato si astiene dall'adottare alcune soluzioni radicali a lungo sostenute dai mercati finanziari, come l'emissione di obbligazioni solidalmente garantite dagli Stati membri o il rafforzamento del ruolo della Banca Centrale Europea (BCE).

Come ha reagito il mercato

L'esito del vertice non è stato salutato da un grande entusiasmo da parte degli investitori, anche se l'ottimismo dei giorni precedenti il vertice verso una soluzione chiara e convincente aveva già sostenuto i mercati più a rischio, come i titoli governativi periferici dell᾽area euro e titoli bancari, e perciò ci si poteva aspettare prese di beneficio.
I prezzi delle azioni del settore bancario sono scesi in media di circa il 5% dai massimi prima del vertice, ma gran parte del recupero iniziato a fine novembre non è stato pregiudicato. Gli investitori sembrano apprezzare l'impegno globale per proteggere i bilanci delle banche dal pieno impatto della crisi dei debiti sovrani.
Questo è stato ribadito dalle operazioni del 30 novembre ed anche l'ultimo consiglio della BCE l'8 dicembre ha annunciato ulteriori operazioni.
La risposta dei mercati dei titoli di Stato è sembrata più scettica. I premi di rischio per Italia e Spagna sono risaliti di un intero punto percentuale rispetto ai primi di dicembre, quando si diffondeva l'ottimismo sul vertice europeo, il governo italiano presentava un piano di rigida austerità fiscale e il governo spagnolo collocava con successo un᾽asta di titoli pubblici.

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