Economia e Mercati

Turbolenze estive destinate a protrarsi - Crisi euro in primo piano

La stagione estiva ha visto una volatilità sui mercati finanziari mai così alta da circa 3 anni e cioè dai tempi della recessione con tutti i fenomeni connessi (fallimento di Lehman Brothers, piani di azione straordinaria dei governi).

I sintomi di un momento di crisi sono evidenti

  • dal forte calo dei principali mercati azionari che sono tutti in perdita dall’inizio dell’anno (con l’indice dell’area euro addirittura ai minimi dal giugno 2009)
  • dal sostegno altrettanto forte alle obbligazioni governative di paesi solidi, nonché di altri tradizionali beni rifugio (oro, franco svizzero).
  • La ripresa dell’azionario sul finire di agosto è parsa ispirata più dalla speranza di interventi straordinari delle banche centrali (Federal Reserve americana in primafila) che da un effettivo miglioramento del quadro macroeconomico, il quale rimane incerto.

La ripresa dell’azionario sul finire di agosto è parsa ispirata più dalla speranza di interventi straordinari delle banche centrali (Federal Reserve americana in prima fila) che da un effettivo miglioramento del quadro macroeconomico, il quale rimane incerto.

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Economia: quali sono le minacce alla crescita

La nostra previsione non è quella di una recessione, ma di un forte rallentamento della crescita economica. I possibili tagli alla spesa pubblica non sono stati ancora quantificati, ma potrebbero impedire una ripresa convincente in un contesto nel quale i dati macroeconomici escono prevalentemente deboli: particolare attenzione va al mercato del lavoro, che ha visto una crescita di posti sempre più bassa. Negli USA periodi di bassa crescita hanno spesso dato luogo a una recessione e pertanto la Federal Reserve è impegnata a lasciare a zero il costo del denaro ancora per lungo tempo per mantenere nella politica monetaria quegli stimoli all’economia che potrebbero presto mancare dal lato fiscale.

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Per l’area euro la situazione appare invero più critica. Le strette fiscali sono infatti imposte dalla necessità, specie per alcuni paesi della cosiddetta periferia, di risanare i conti pubblici e riguadagnare la fiducia dei mercati finanziari. Questi paesi presentano tassi di crescita economica inferiore alla media euro e i piani di austerità ne minerebbero ulteriormente le prospettive. In questo scenario l’emergenza resta viva e la Banca Centrale Europea potrebbe astenersi da nuovi aumenti del costo del denaro per controllare l’inflazione.

Orientamento: giusta considerazione dei rischi

Questi fattori tendono ad influire sul nostro scenario base, il quale resta quello di un’economia in espansione e con moderate spinte inflazionistiche da cui deriverebbe una preferenza per mercati ciclici come l’azionario e l’obbligazionario con rischio di credito.

Non è la prima volta che questa visione ottimistica deve fare i conti con scenari di rischio che consigliano strategie diverse. Forse mai come in questa occasione questi fattori di rischio pesano, fino a consigliare decisioni contrarie al nostro modello base.

Un ruolo particolarmente delicato sarà quello della politica economica. I governi hanno contribuito a suo tempo a fare uscire presto dalla recessione con opportune manovre di stimolo all’economia, ma sono ora chiamati a prendere decisioni difficili: imporre strette fiscali senza pregiudicare la crescita dell’economia e in questo pochi si rivelano all’altezza.

Non è obiettivamente un compito facile, ma le incertezze mostrate finora (specie nell’area euro) rischiano di renderlo sempre più difficile col passare del tempo.

In questo scenario la voglia di cautelarsi acquistando beni rifugio come l’oro può talora sembrare eccessiva e tuttavia risponde ad esigenze da non trascurare. Perciò non abbiamo ritenuto il forte calo estivo degli indici azionari mondiali come immediata occasione di acquisto a prezzi bassi.

I recuperi di fine agosto erano fondati sulla speculazione verso interventi straordinari delle banche centrali (a cominciare dalla Federal Reserve) ma non hanno retto l’impatto di dati economici deludenti come quelli sul mercato del lavoro americano.

Sui mercati emergenti manteniamo invece un giudizio positivo, grazie ai margini di crescita superiori e relativamente poco soggetti ai problemi delle economie dei paesi sviluppati. Tuttavia anche loro non si sono dimostrati immuni dal rallentamento della congiuntura internazionale, perché l’integrazione economica e commerciale col mondo sviluppato non è di poco conto.

Sul mercato obbligazionario i rendimenti offerti dai titoli tedeschi e USA non sembrano appetibili, ma sono rimasti tra i pochi a dipendere solo dalle attese su inflazione e tassi di interesse e non dal rischio di credito dell’emittente (gli USA hanno subito un declassamento del debito, ma emettono nella propria moneta, a differenza dei membri dell’euro). Se l’economia cresce lentamente è su questi che è meglio puntare.

Migliori e selettive opportunità ad alto rendimento sono al limite presenti sul mercato del credito di impresa, particolarmente negli USA dove i premi di rischio coprono spesso ampiamente da eventuali insolvenze.

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