Global Markets Strategy Report

Turbolenze estive da affrontare contenendo il rischio
La crescita economica tende a rallentare mentre si profila la necessità di politiche fiscali più restrittive sia in Europa che negli Stati Uniti, dove il difficile negoziato politico sull’aumento del debito pubblico non ne ha evitato il declassamento. Da parte sua il fronte di crisi europeo rimane in primo piano.

Con gli ultimi sviluppi l’area sotto osservazione della zona euro rappresenterebbe circa un terzo del PIL complessivo, includendo Italia e Spagna.. Si tratta di uno scenario pessimistico e non crediamo che i due paesi avranno bisogno di fondi dell’Unione Europea come Grecia, Irlanda e Portogallo, ma i mercati finanziari sono diventati in ogni caso più avversi al rischio al punto da imporre interventi straordinari alle autorità.

L’incerta gestione da parte della classe politica ha forse reso più concreti i possibili scenari di rischio. Nella crisi della zona euro l’ultimo vertice dell’Unione Europea non ha definito nei dettagli il ruolo del fondo di stabilità, lasciando alla Banca Centrale Europea l’onere degli interventi straordinari.

Presa isolatamente la crisi del debito euro non avrebbe  suscitato preoccupazioni così diffuse. Se si aggiunge però l’ipotesi di un protratto rallentamento della congiuntura USA e di un calo della crescita negli emergenti (peraltro dovuta ad opportune manovre di contenimento dell’inflazione) il fattore di rischio globale non andrebbe trascurato.

Utili societari ancora in crescita e un’inflazione resa moderata dal rallentamento stesso della congiuntura sosterrebbero i mercati azionari. I dati macroeconomici appaiono tuttavia allungare il periodo di rallentamento economico almeno di altri due trimestri e la possibilità di una nuova accelerazione sarebbe limitata dall’applicazione di strette fiscali.

L’orientamento che da qualche tempo manteniamo di controllo del rischio non ci induce a considerare valutazioni in apparenza a buon mercato in molti settori azionari come immediata occasione d’acquisto. Ciò varrebbe sia per l’Europa, dove l’importante settore delle banche è condizionato dalla crisi del debito, sia per gli USA dove l’incorporazione dello scenario di rallentamento duraturo potrebbe continuare in assenza di interventi straordinari (attesi soprattutto dalla Federal Reserve).

L’esposizione all’area emergente resta preminente grazie ai superiori margini di crescita interna che li rendono meno condizionati dalle prospettive dei paesi sviluppati. Nel confermare questo giudizio riteniamo che le politiche di controllo dell’inflazione siano state correttamente impostate e possano avere termine grazie al rallentamento della crescita economica internazionale.

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