Italia dopo il cambiamento politico

Nuovo governo alla prova dell’Unione Europea e dei mercati finanziari, in uno scenario internazionale difficile
La crisi del debito sovrano nell’area euro ha forzato cambiamenti politici in tutti i paesi maggiormente colpiti e non sempre per effetto di normali elezioni (per anticipate che fossero).
In Italia, terza economia dell’area, le tensioni sui rendimenti dei titoli di Stato sono state determinanti per la nascita di un governo tecnico, che si appresta a varare le necessarie manovre di risanamento finanziario e di riforma dell’economia, così come richiesto dalle istituzioni europee.

La nascita in tempi strettissimi di un governo con figure autorevoli e la larga maggioranza parlamentare al suo sostegno rappresentano un buon punto di partenza per una fase di recupero nel medio periodo. L’annuncio di una manovra aggiuntiva in tempi rapidi (con interventi sul lato delle entrate e delle uscite e in parte anche sulla crescita) e il ritorno dell’Italia su tavoli internazionali con l’asse franco – tedesco vanno nella direzione di un recupero della credibilità e della fiducia, due elementi che hanno determinato l’avvitamento della situazione sul debito italiano negli ultimi mesi.

Un nodo critico da sciogliere, che richiede tempi di intervento più lunghi e che spiega gli attuali livelli dei tassi (BTP ancora sopra il 7% e spread vicino a 500 bps) continua ad essere quello della crescita. L’Italia, analogamente ad altri Paesi periferici, mantiene un gap di competitività e produttività importante rispetto ai Paesi core.

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Nonostante il contesto di generale rallentamento dell’economia europea e la relativa debolezza dell’Italia, le nostre previsioni per il 2012 vedono l’Italia in grado di affrontare una situazione di lieve recessione. Le analisi di stress test effettuate sull’Italia (fonte Banca d’Italia) considerando gli attuali livelli di spread e con una crescita globale molto prudenziale (inferiore di circa il 2% punti rispetto a quella stimata dal Fondo Monetario Internazionale) stimano una contrazione del PIL Italiano nel 2012 di poco meno dell’1%, con rischi di ulteriore ribasso se le misure della Banca Centrale Europea non saranno incisive per allentare il rischio di credit crunch. Le stesse stime dell’OCSE rilasciate in questi giorni confermano che la recessione nel 2012 sarà lieve (-0,5%).

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