La crisi dell'Area Euro: gli sviluppi più recenti

Nel corso delle ultime settimane, i mercati finanziari sono stati influenzati in misura rilevante dalla pubblicazione di dati macroeconomici a livello globale più deboli delle attese e dalle persistenti tensioni sui paesi periferici dell’Area Euro. L’elevata volatilità del mercato, alimentata anche dalle azioni delle agenzie di rating, non permette la focalizzazione degli investitori sugli importanti passi avanti compiuti nella gestione della crisi del debito sovrano europeo sia a livello comunitario, con l’ultimo Consiglio Europeo del 28-29 giugno, che a livello nazionale, con l’adozione di importanti misure di risanamento fiscale e di riforme strutturali sia in Spagna che in Italia.In questo contesto di riferimento appare di rilevante importanza l’approccio più pragmatico adottato di recente dalla Banca Centrale Europea (BCE). Esso infatti consente all’Istituto Centrale di adottare tempestivamente le opportune misure per fronteggiare eventuali inasprimenti delle tensioni sui mercati. In un’ottica di medio-lungo termine, ribadiamo la nostra view costruttiva sull’evoluzione della crisi del debito sovrano dell’Area Euro, ulteriormente supportata dal rinnovato impegno delle istituzioni europee a favore dell’integrazione bancaria, fiscale e, in ultimo politica.

I dati macroeconomici pubblicati di recente evidenziano un peggioramento del quadro di riferimento che si estende al di là dei confini europei, coinvolgendo anche gli Usa e i Paesi Emergenti. Il rallentamento economico globale, pur se negativo in sé, potrebbe svolgere un importante ruolo di fattore di spinta a favore dell’adozione di misure di stimolo della crescita economica. La velocità di reazione delle autorità di politica monetaria dei Paesi Emergenti ne è una conferma. Gli Usa, che prevediamo crescere su livelli inferiori al potenziale nel 2012 e nel 2013, fronteggiano dei rischi. Essi potrebbero infatti subire gli effetti negativi dell’assenza di decisioni risolutive sul fronte della politica fiscale. L’esito delle elezioni presidenziali di novembre 2012 sarà quindi importante ai fini dell’evoluzione positiva del dibattito politico sulla questione delle agevolazioni fiscali in scadenza a fine 2012 e dei tagli automatici alla spesa pubblica operativi dal 2013 in assenza di un piano definito di consolidamento dei conti pubblici. Il fenomeno descritto, noto come “fiscal cliff”, potrebbe infatti produrre effetti negativi non trascurabili sull’economia USA se non opportunamente gestito a livello legislativo.

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