L'accordo UE sulla Grecia

I leader dell’Unione Europea si sono incontrati più volte per discutere misure atte a contrastare la crisi del debito sovrano da quando è scoppiata lo scorso anno con il primo salvataggio della Grecia. L’ultimo accordo del 21 luglio è improbabile che abbia trovato una soluzione definitiva, ma è riuscito per ora a placare i peggiori timori dei mercati finanziari per il rischio di contagio globale.

Le decisioni fondamentali sono le seguenti:

  • Il governo greco riceverà un altro pacchetto di aiuti del valore di € 109 miliardi. Ulteriori 50 miliardi € dovrebbero provenire da obbligazionisti privati, in particolare dalle banche, anche se i dettagli di questo contributo volontario legato a sacrifici sui titoli posseduti devono ancora essere finalizzati.
  • Il pacchetto di salvataggio alla Grecia è diventato meno oneroso del previsto. Non solo la scadenza del prestito è stata allungata, ma anche il tasso di interesse sarà ridotto. Per coerenza, i termini a suo tempo stabiliti per i salvataggi di Irlanda e Portogallo sono stati resi più convenienti ai paesi riceventi.
  • Il Fondo europeo per la stabilità finanziaria (EFSF) amplia il suo campo d’azione in quanto potrà immettere fondi in banche e istituzioni finanziarie ed effettuare interventi straordinari sul mercato secondario (probabilmente sostituendo col tempo la Banca Centrale Europea in questo ruolo).

Cosa ha portato sollievo

Il ruolo rafforzato del EFSF è quasi certamente il risultato più positivo dell’ultimo incontro UE. In un clima di meno pronunciata avversione al rischio, sia i mercati del credito che quelli azionari hanno reagito positivamente, anche se la maggior parte dei recuperi è avvenuta sui mercati dei derivati, piuttosto che sui normali mercati di contrattazione (contante).
Per l’Italia il rischio paese, misurato dal mercato dei CDS, è sceso di circa 80 punti base dai massimi. Analoga la riduzione del rischio percepito sulla Spagna (-60) mentre sia Portogallo che Irlanda hanno visto il premio scendere sotto i 1000 punti base. Altri sintomi di sollievo sono stati chiaramente espressi in altri mercati, in particolare nelle azioni ed obbligazioni emesse da banche. Come in passati episodi di questa crisi, è difficile valutare se il sollievo sia di natura tecnica e legato a chiusure di operazioni speculative oppure sia un preludio a condizioni di mercato più stabili.

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Come proseguire il recupero

L’azione dei leader europei è stata più convincente rispetto al passato recente e questo ha in parte sorpreso i mercati finanziari. Tuttavia, i problemi fondamentali sono ancora ben presenti. La politica dei salvataggi continua e l’ultima mossa dovrebbe tenere il governo greco ancora fuori dei mercati dei capitali almeno per un altro anno. Visto così nulla sembra cambiato, con un rapporto debito/PIL che resterà quasi certamente al di sopra
del 100% nei prossimi anni rendendo altri pacchetti di aiuti inevitabili. I problemi della Grecia non sono semplicemente dovuti a una carenza temporanea di liquidità ma sono strutturali e di ciò l’Unione Europea sembra ora rendersi conto avendo messo finalmente in chiaro l’esigenza di far partecipare non solo i contribuenti ma anche il settore privato. Coinvolgere gli obbligazionisti privati viene incontro alle richieste della Germania e grazie a ciò è stato più facile raggiungere l’accordo in sede UE subito dopo un vertice franco-tedesco nel quale l’idea è divenuta linea ufficiale. Tuttavia, questa soluzione richiede una qualche forma di ristrutturazione del debito, configurabile come insolvenza tecnica. Le tre principali agenzie di rating non hanno ancora preso una decisione, ma non sembrano convinte. Un’insolvenza selettiva dovrebbe implicare il declassamento solo di obbligazioni coinvolte nella ristrutturazione, mentre il rating di altre rimarrebbe inalterato. Superare le riserve della BCE si è dimostrato più facile in quanto essa continuerà ad accettare debito greco come garanzia per operazioni di
finanziamento a prescindere dai giudizi delle agenzie di rating. Tuttavia, non riuscire a superare l’ostacolo delle agenzie di rating potrebbe dare adito a dichiarazioni ufficiali di insolvenza con esecuzione di contratti come il CDS ed altre conseguenze legali.
Dopo l’accordo UE il rischio di credito delle banche è sensibilmente diminuito, ma le cose potrebbero peggiorare ancora se lo schema di partecipazione volontaria non venisse finalizzato.

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