Lettera del Responsabile Investimenti
Racconto di due città

Oggi l’attenzione degli investitori è concentrata sulla Grecia e sulla crisi dell'Euro, con l'idea che occorre “star fuori” da questi pericoli e nascondersi in altre aree del mondo, dove i rischi sono più gestibili. Questa è la manifestazione più estrema di una visione che divide il mondo nettamente in due parti: da un lato, c'è l'indebitamento eccessivo del “mondo sviluppato”; un mondo senza crescita e con tassi di interesse a zero. Dall'altro, invece, c’è un mondo senza debito e dove la crescita è elevata: “i Paesi emergenti”. L'idea di fondo è che in questi ultimi i fondamentali economici siano molto migliori e che quindi sia sensato sovrappesarli strategicamente nei portafogli globali. Da qui l’analogia con "Racconto di due città".

Crediamo tuttavia che questo modo di vedere le cose sia troppo semplicistico. E’ vero che il mondo sviluppato è in una fase di "deleveraging", che durerà molti anni e che sarà accompagnata da una crescita contenuta per almeno un decennio.

Ed è altrettanto vero che molti Paesi emergenti ora hanno fondamentali più solidi (dal punto di vista fiscale e di partite correnti) rispetto ai Paesi industrializzati e, quindi, offrono opportunità di investimento interessanti.

Tuttavia, dato il livello di interconnessione raggiunto negli ultimi 30 anni con la globalizzazione è molto difficile giungere ad una conclusione così in "bianco e nero", basandosi esclusivamente su distinzioni così macroscopiche. L'attuale rallentamento di molti Paesi emergenti, a cominciare da Cina e India, è solo il segno più recente che anche la Cina, e l'Asia in generale, non sono certo isolate dalle turbolenze provenienti dall'Europa.

Anche Europa e Stati Uniti sono a loro volta diversi. Negli Stati Uniti il “deleveraging" sta avvenendo in modo abbastanza ordinato, con i bilanci delle famiglie che a poco a poco si stanno risanando, con la gran parte delle banche che sono state già ricapitalizzate e con un’apparente stabilizzazione del mercato immobiliare. Il problema è che i livelli di occupazione e il reddito disponibile stentano ancora a crescere. E ciò potrebbe essere legato ad una caratteristica strutturale dell’era del "deleveraging", piuttosto che indicare il fatto che non vi sia un miglioramento.

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