Standard & Poor declassa il debito Euro

Venerdì 13 gennaio, circa la metà dei membri dell’UEM ha avuto il merito di credito abbassato da Standard & Poor (S&P). Degno di nota è stato il declassamento di Francia e Austria, il cui debito pubblico ha perso la massima affidabilità (AAA). Italia e Spagna hanno subito un ulteriore declassamento (Spagna ad A, Italia a BBB + che è ancora nella fascia “investment grade”). Si è trattato di un altro caso di solerzia da parte delle agenzie di valutazione in questa crisi del debito sovrano. Come sottolineiamo in questa nota, i mercati finanziari hanno invero preceduto queste revisioni di giudizio.

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Le avvisaglie prima dell'ultimo vertice europeo

Standard & Poor ha seguito anziché preceduto i mercati anche nel valutare l’esito del più recente vertice dell’Unione Europea. All’inizio di dicembre, l’agenzia aveva messo tutti i paesi dell’UEM, Germania compresa, sotto osservazione. Dopo pochi giorni il vertice ha avuto luogo e secondo S&P non ha prodotto “una svolta di dimensioni e portata sufficienti a risolvere pienamente i problemi finanziari della zona euro”. Nello specifico, S&P sostiene che i leader europei hanno focalizzato sin troppa attenzione sull’austerità fiscale, senza concentrarsi a sufficienza sulla necessità di riforme economiche, che potrebbero portare i Paesi della cosiddetta periferia dell’euro a recuperare competitività e colmare il divario di produttività con le economie più forti.

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Coerentemente con questa visione, l’Irlanda mantiene il suo voto BBB + (ora pari all’Italia) grazie al fatto che la sua economia flessibile le consentirà di ritrovare un passo rapido di crescita prima del previsto, mentre il debito portoghese (oggetto, come l’Irlanda, di un piano di salvataggio) è ora finito nella fascia non-investment grade.

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