Quali soluzioni per contrastare la volatilità dei mercati


Cinzia Tagliabue - Direttore Generale di Pioneer Investments Italia

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Anche nei primi mesi del 2011 i mercati finanziari sono stati caratterizzati da elevata volatilità che ha avuto conseguenze sui portafogli dei clienti. Credete che questa incertezza sia destinata a continuare anche nei prossimi mesi?
La volatilità è una costante che ha caratterizzato i mercati nell'ultimo anno. L'inizio del 2011 è stato caratterizzato dalla combinazione di più fattori tra cui la crisi mediterranea geo-politica, il rischio del debito pubblico dei paesi periferici (Spagna, Grecia, ecc..) e i segnali di un aumento dei tassi di interesse in Europa e che proseguirà molto probabilmente anche l’anno prossimo negli Stati Uniti.

Sicuramente tematiche di non facile e veloce soluzione che implicano interventi governativi coordinati così come una maggiore integrazione fiscale in sede UE. Accanto a questi fattori di rischio, bisogna ricordare che oggi vi sono anche diverse opportunità strutturali che non si coglierebbero se non si investisse e si decidesse di rimanere fuori dai mercati. Ricordo che molte aziende si sono ristrutturate e presentano bilanci in utile, la crescita economica mondiale va consolidandosi e le economie dei paesi emergenti rimangono caratterizzate da una crescita strutturale di lungo periodo, nonostante alcune frizioni di breve periodo.

Quali soluzioni offrite per cogliere queste opportunità, contenendo la volatilità?
Una soluzione sicuramente valida, che aiuta a smussare le oscillazioni dei mercati è il Pac. Il piano di accumulo è uno strumento che può aiutare i clienti ad allungare il proprio orizzonte di investimento e che consente di diversificare i propri investimenti verso aree con maggior potenziale di rendimento - si pensi ad esempio ai paesi emergenti – limitando l’effetto della volatilità. Con il PAC, infatti, a volte si acquista a valori più bassi e altre volte a prezzi più elevati, ma nel corso del tempo questo meccanismo farà in modo di mediare i prezzi di carico e annullare la volatilità, investendo sempre lo stesso importo. Inoltre con il PAC non si corre il rischio di fare scelte di investimento non ottimali, dettate dall’emotività.

Quali soluzioni proponete invece ai clienti particolarmente avversi al rischio e che ricercano certezza nella durata dell’investimento e nella tangibilità dei risultati?
Per rispondere a queste esigenze, da diversi anni abbiamo puntato sull’offerta di fondi a formula o fondi obbligazionari a scadenza. I fondi a formula consentono di partecipare al rialzo di un particolare indice di mercato che presenta buone potenzialità di crescita, con la protezione del capitale a scadenza. Di fatto il valore della quota può oscillare nel corso della vita del fondo, ma alla scadenza il capitale è protetto e si guadagna dall’apprezzamento dell’indice con la quota di partecipazione indicata nella formula. Inoltre, grazie agli sviluppi sul fronte dell’innovazione di prodotto, le più recenti emissioni di fondi a formula consentono di offrire ai clienti l’opportunità di ricevere ogni anno un flusso reddituale dato da un provento. Il fondo a formula Pioneer SSF - Unicredit a Formula S&P Ottobre 2016 in collocamento in questi giorni consente di partecipare con il 50% all’incremento dell’indice azionario S&P 500 Daily Risk Control 12%. Per quei risparmiatori che ricercano certezza circa la scadenza dell’investimento e vogliono percepire un flusso reddituale periodico abbiamo lanciato i fondi obbligazionari a scadenza predefinita. Sono prodotti semplici come un’obbligazione ma molto diversificati. Con somme contenute si può accedere a titoli che difficilmente un investitore privato potrebbe comprare, riducendo drasticamente il rischio di portafoglio. In questo momento abbiamo in collocamento il fondo obbligazionario a scadenza: Pioneer SSF - Obbligazionario Euro 08/2016 con cedola.

Negli ultimi mesi anche avete riorganizzato la vostra gamma di fondi absolute return. Perché avete scelto questo momento per puntare sull’offerta di questi fondi?
Negli ultimi anni, complici anche le forti oscillazioni sui mercati, si è via via affermata l’esigenza di molti risparmiatori di poter contare su prodotti d’investimento in grado di conseguire nel medio termine un rendimento positivo, poco legato all’andamento dei mercati stessi. In altre parole, prodotti che non puntano a superare un indice di riferimento (benchmark) come molti fondi tradizionali, ma che mirano a ottenere performance positive su un orizzonte di medio termine delegando al gestore la possibilità di investire in determinate tipologie di strumenti finanziari. Per questi motivi abbiamo puntato su prodotti che presentano queste caratteristiche, prodotti che in gergo tecnico vengono chiamati Absolute Return, letteralmente a rendimento assoluto. Questi fondi si caratterizzano per un approccio gestionale decisamente evoluto, in cui il gestore ha un’ampia flessibilità per la composizione del portafoglio e utilizza tutti gli strumenti disponibili sui mercati finanziari (titoli, derivati, ETF etc.).

E’ quindi una risposta agli effetti della crisi finanziaria?
Sicuramente. La recente crisi finanziaria ci ha consegnato una scenario dove l’avversione al rischio nei clienti è triplicata e il passaggio da una logica di rendimento relativo ad una a rendimento assoluto rappresenta una dinamica strutturale. Questa tendenza è confermata anche dai risultati di una ricerca recente che abbiamo commissionato su circa 500 investitori istituzionali e dalla quale emerge che circa il 90% di essi è attualmente orientato a investire in strategie in grado di conseguire un rendimento assoluto positivo nel medio-lungo termine, svincolato da un indice di riferimento, ma con un marcato controllo del rischio. La stessa esigenza è percepita anche dagli investitori individuali, per i quali l’avversione al rischio è molto elevata. Da qui il nostro impegno a riorganizzare la nostra offerta di fondi Absolute Return, puntando su una nuova cultura di risk management in cui è fondamentale la valutazione delle asimmetrie comportamentali dei clienti (maggiore sensibilità alle perdite rispetto ai guadagni) e il loro orizzonte temporale.

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