Euro: dentro o fuori


Giordano Lombardo - Group Chief Investment Officer di Pioneer Investments

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La scorsa settimana l’Irlanda ha detto sì al patto di bilancio della UE. Come giudica questo risultato?

Il referendum irlandese è solo uno degli appuntamenti elettorali che stanno caratterizzando questa calda primavera e non è nemmeno il più importante. Le elezioni greche del prossimo 17 giugno saranno fondamentali per confermare o meno l’attuale struttura dell’Eurozona.

Anche se i risultati del referendum irlandese non sono stati estremamente positivi, hanno comunque fornito l’indicazione della volontà del Paese di accettare le regole europee. Il risultato è coerente con quanto stiamo vedendo nella maggior parte dei paesi europei, un impegno ad avere sempre “più Europa”, come evidenziato anche dalle recenti elezioni in Francia e in Germania.

Dopo due anni la crisi dell’Euro non trova ancora soluzione. Perché?

La crisi dell’Euro non è solamente una crisi del debito, collegata al processo di riduzione del debito (“deleveraging”) in corso negli Stati Uniti e Regno Unito. E’ qualcosa di molto più complesso che presenta diverse implicazioni: gli squilibri nella partite correnti di molti Stati, Germania e Olanda con un enorme surplus e altri paesi con deficit grandi dimensioni, le differenze nei salari e nei livelli di produttività, diverse questioni strutturali, Irlanda e Spagna alle prese con una bolla immobiliare, Grecia e Portogallo che devono affrontare misure fiscali non sostenibili, l’Italia senza particolari problemi strutturali ma con un’economia caratterizzata da una persistente bassa crescita. Il tutto è poi aggravato da un problema sistemico di finanziamento del sistema bancario. Tutti questi problemi devono essere affrontati collettivamente, con un forte coordinamento tra i diversi paesi. Nella risoluzione della crisi la Germania ha un approccio restrittivo che passa attraverso misure di austerità fiscale , mentre altri paesi vorrebbero un maggior bilanciamento con il rilancio della crescita. Penso che queste due visioni non siamo incompatibili. In questa diatriba, vi è la Germania vuole un approccio più disciplinato e spinge gli altri paesi ad attuare riforme strutturali che difficilmente sono in grado di realizzare da soli. Dall’altra parte vi è la necessità di rilanciare la crescita ovunque, anche da un punto di vista sociale. Alla fine della crisi, vi sarà probabilmente un’Europa più unita, e non solo dal punto di vista monetario.

Quale sarĂ  lo scenario futuro?

Alla fine, credo che il sistema dell’Euro rimarrà intatto. E’ probabile che la Germania accetti le istanze per una maggiore crescita mentre i paesi periferici dovranno mantenere la disciplina fiscale. La Grecia rappresenta un caso a parte. Le nuove elezioni potrebbero portare il Paese ellenico ad abbandonare l’Unione monetaria e, in questo caso, il ruolo della BCE sarà cruciale nel limitare il contagio.

Cosa la porta a essere così ottimista sulla risoluzione positiva della crisi?

Dopo 13 anni di Unione Monetaria, i paesi europei sono tra loro molto interconnessi. Oltre il 60% delle importazioni e delle esportazioni avvengono all’interno dell’area Euro. Ogni paese deve poter beneficiare di questa integrazione economica: un break up dell’euro comporterebbe pesanti svalutazioni per la maggior parte delle valute e una rivalutazione per quelle più forti ; uno scenario questo che non è favorevole neppure alla Germania. Inoltre, credo che si sia la possibilità che i tedeschi possano accettare un aumento dell’inflazione. Negli ultimi 50 anni abbiamo visto molti periodi in cui l’inflazione tedesca è stata superiore al 3%, per esempio, nel periodo post unificazione. C’è molta retorica attorno all’esperienza storica della Germania sull’iperinflazione della Repubblica di Weimer. Ma un 4% o 5% di inflazione è sostenibile e le contrattazioni salariali in corso stanno andando in questa direzione.

Quale sarĂ  il ruolo della Banca Centrale Europea nei prossimi mesi?

Il ruolo della BCE si è dimostrato essenziale nel corso degli ultimi mesi e sarà cruciale anche in futuro. In caso di uscita della Grecia dall’Euro, l’intervento della BCE sarà necessario per evitare la diffusione della crisi al sistema bancario. Tuttavia, anche se la Grecia dovesse rimanere nell’area Euro, la BCE continuerà a svolgere un ruolo fondamentale, non solo fornendo liquidità a tassi contenuti alle banche, ma anche favorendo una maggiore integrazione del sistema bancario europeo. A mio parere, questo potrebbe essere un passo importante per una risoluzione della crisi.

Come dovrebbero comportarsi i risparmiatori in questo momento di mercato?

Gli investitori si trovano ad affrontare una difficile situazione di mercato: hanno dovuto affrontare un periodo prolungato di rendimenti negativi nella maggior parte dei mercati azionari e di elevata volatilità. La tentazione di investire denaro nelle cosiddette attività “ prive di rischio “ è alta , anche se, agli attuali livelli dei tassi di interesse, ciò significa una perdita certa del capitale in termini reali. La chiave sta nel trovare il giusto equilibrio tra rischio e rendimento, puntando a proteggere il più possibile il capitale degli investitori. Credo che la combinazione migliore sia quella di rimanere investiti nei mercati azionari in linea con il benchmark previsto nella propria asset allocation strategica e, nell’ambito del reddito fisso, favorire le obbligazioni societarie rispetto a quelle governative di Germania e Stati Uniti. All’interno dei mercati azionari e obbligazionari, la nostra preferenza è per i Paesi emergenti poiché, anche se non sono completamente immuni dalla crisi dell’euro, presentano maggiori margini per attuare politiche monetarie e fiscali a sostegno della crescita. Un’ultima osservazione sui titoli azionari: oggi le valutazioni sono molto basse e il dividend yield è molto interessante, soprattutto in Europa. Se si torna a considerare i fondamentali delle aziende, puntare su titoli di qualità e ad alto dividendo potrebbe rivelarsi gratificante nel lungo periodo per gli investitori pazienti.

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