Dalla crisi non si esce senza crescita


Giordano Lombardo - Group Chief Investment Officer di Pioneer Investments

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La decisione di Standard & Poor’s di abbassare il rating all’Italia è stata variamente commentata, sia a livello politico sia economico. Quali sono gli effetti sui mercati?

Il taglio del rating di lungo termine del debito pubblico italiano da parte di S&P, da A+ ad A, non rappresenta purtroppo niente più che una conferma di quello che i mercati stanno percependo già da qualche mese. E non solo relativamente al nostro paese.


A cosa si riferisce in particolare?

Due sono i problemi sul tavolo: primo, una mancanza di coordinamento tra le diverse visioni politiche nazionali all'interno della zona euro. Secondo, una scarsa determinazione da parte dei singoli governi nel varare misure credibili non solo di consolidamento dei conti pubblici ma anche di rilancio della crescita economica.

Di fronte a questa situazione di emergenza, quali potrebbero essere le soluzioni? Quali misure dovrebbero essere adottate dai governi, in particolare da quelli europei?

Solo lanciando segnali di sostegno a un processo di maggiore integrazione istituzionale nella governance economica europea si potrà superare questo momento di difficoltà, ma al momento questa visione ha poco seguito da parte politica, soprattutto nei paesi "che contano". Questi segnali non solo aiuterebbero la tenuta dell'euro come unione monetaria nella sua forma attuale, ma rafforzerebbero immediatamente la situazione di mercato di quegli emittenti, siano essi paesi sovrani o istituti di credito, attualmente sotto la pressione della speculazione.

Le difficoltà dei mercati hanno effetti in alcuni casi molto pesanti sui portafogli dei risparmiatori. Come possono affrontarle? Esistono opportunità di investimento anche in una fase così complessa?

Per quanto riguarda gli investimenti, in questo momento particolarmente delicato, suggeriamo un atteggiamento prudente. Chi ha una bassa propensione al rischio può puntare su prodotti che investono in maniera diversificata e flessibile sui titoli governativi di diversi paesi o in obbligazioni societarie sostenute da bilanci sani. Molte aziende infatti nella fase di post crisi sono state protagoniste di un importante processo di ristrutturazione e oggi presentano abbondante liquidità nello stato patrimoniale.

E in un ottica di lungo periodo? I mercati emergenti possono ancora essere un filone da sfruttare, almeno per chi ha una maggiore propensione al rischio?

Sì, i mercati emergenti rappresentano ancora un tema di investimento di medio lungo termine, grazie a differenziali di crescita significativi, se paragonati a quelli dei paesi sviluppati, ai buoni fondamentali macroeconomici e all’elevata solidità dei bilanci delle imprese e degli Stati, che presentano bassi livelli di indebitamento.

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