Puntare sulle azioni americane con un approccio altamente selettivo


Paul Cloonan - Responsabile Ricerca Azionaria USA, Gestore del fondo Pioneer US Research

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Quali sono secondo te le prospettive per il mercato azionario americano?
In questo momento i fondamentali di questo mercato sono piuttosto robusti. Nel mese di maggio le azioni americane presentavano un rendimento da dividendi doppio rispetto all’interesse offerto dai titoli di Stato (treasuries).
Non vi è dubbio, quindi, che le azioni continuino ad essere interessanti da un punto di vista della loro valutazione

Sul lungo termine, non rinuncerei a un’esposizione verso questa asset class, anche se restano possibili oscillazioni di breve termine dettate dalla presenza di alcuni fattori di rischio primo fra tutti un rallentamento della congiuntura globale.
Lo scenario di fondo comunque continua ad essere moderatamente positivo: riteniamo che la Fed dovrebbe lasciare i tassi sui minimi storici ancora per diverso tempo e una crescita economica del 2-3% sarà sufficiente per generare utili interessanti, anche se le trimestrali societarie di giugno dovrebbero riservare meno sorprese positive di quelle dei primi tre mesi del 2011. Inoltre, le aziende americane hanno messo in atto nel  post crisi del 2008 un profondo risanamento basato sul contenimento dei costi, sull’aumento della produttività e sulla disciplina finanziaria, fattori che contribuiscono a supportare il mercato.

Paul, il comparto Pioneer US Research è gestito direttamente dal team di analisti fondamentali specializzati sul mercato americano. Ci puoi spiegare la filosofia di investimento alla base di questo portafoglio?
Pioneer US Research, 1,37 miliardi in gestione a fine maggio, è costituito da circa 100 titoli, selezionati dal team di analisti di Pioneer Investments sulla base dell’attività di ricerca condotta a livello di singole società. L’universo di investimento è costituito dall’indice S&P 500. Tipicamente il 75% del portafoglio è costituito da società a larga capitalizzazione, mentre il restante 25% viene investito in small e mid cap. Il portafoglio ha un’esposizione identica a quella del suo benchmark per quanto riguarda i singoli settori industriali; tuttavia, all’interno di questi settori, selezioniamo solo i titoli per i quali crediamo esista un potenziale di crescita. Inoltre non costruiamo il nostro portafoglio sulla base di un determinato scenario economico ma cerchiamo di selezionare quei titoli che secondo noi faranno bene nei diversi contesti di mercato.

In quali settori vedete le maggiori opportunità di selezione di titoli con buone potenzialità di apprezzamento?
Fra i settori dove è attualmente più interessante essere "stock pickers" c'è sicuramente quello tecnologico perchè ci sono prospettive molto diverse per le diverse società che vi fanno parte. Ci sono società che operano nel campo dell’hardware come Apple e Qualcomm che hanno vantaggi altamente competitivi grazie alla loro capacità di innovazione tecnologica e a prodotti differenziati. Dall’altra parte ci sono società come Cisco che è sottoposta a sfide competitive molto difficili.

Sul mercato USA ci sono stati recentemente fenomeni che hanno fatto pensare ad una nuova bolla internet fra i tecnologici. Qual è la tua opinione?
Escluderei una nuova bolla internet. Casi come la quotazione boom di LinkedIn, (il social network dedicato ai professionisti che ha quasi raddoppiato di prezzo al debutto in borsa, n.d.r.), non sono rappresentativi delle valutazioni del settore tecnologico nel suo complesso. LinkedIn è stato un caso unico, era una società molto conosciuta prima di quotarsi in borsa e ha collocato un numero limitato di azioni le cui quotazioni, con una domanda molto sostenuta, sono balzate. Quando si guarda al più ampio settore tech, molte grandi capitalizzazioni come Google e Microsoft presentano valutazioni molto basse. Uno scenario ben diverso da quello che si profilava nel 2000, quando tutto lo spettro dei titoli tecnologici trattava a multipli eccessivamente gonfiati e che poi ha determinato lo scoppio della bolla gli anni successivi.

Guardando ad uno dei settori più importanti del mercato azionario statunitense, quello dell’health care, che opportunità avete individuato?
Innanzitutto, riteniamo che vi siano dei rischi di prezzo per quanto riguarda i farmaceutici. A breve, numerosi farmaci potranno essere venduti come generici per la scadenza del periodo di sfruttamento del brevetto. Questo determinerà un calo dei margini di reddito per le grandi case di produzione dei farmaci. Preferiamo, dunque, il settore delle biotecnologie, le cui società hanno grandi potenzialità grazie agli investimenti in ricerca e sviluppo. E anche grazie alle possibili operazioni di fusione e acquisizione.

E nell’ambito del settore finanziario, quali sono i titoli su cui puntate in questo momento?
Nel fondo Pioneer US Research non mancano sovrappesi selettivi in questo settore in cui i fondamentali sembrano migliori, i margini di interesse stanno iniziando a crescere e i bilanci sono più in salute. Sono ancora gli impieghi che stentano a riprendersi, anche se ci aspettiamo che possano aumentare a vantaggio del settore commerciale e delle imprese. In questo momento privilegiamo alcuni emittenti di carte di credito dove i trend stanno migliorando e la domanda dei consumatori sta leggermente risalendo. Non crediamo sia il momento giusto per puntare sul settore delle banche d’affari perché dovranno sopportare parte dei costi causati dalle strette regolatorie avviate per evitare il ripetersi di una nuova crisi finanziaria.

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