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Domande generali

Che cos'è la posizione individuale?
La posizione individuale è il valore corrispondente al complesso della contribuzione versata al Fondo (compresi, oltre ai contributi a carico del lavoratore, eventuali contributi del datore di lavoro e TFR) e dei rendimenti realizzati, al netto delle spese e dell’imposta sui rendimenti.
Dove vedo la mia posizione individuale?
L'ammontare della posizione individuale è visualizzabile nell’area di accesso riservata del sito di Pioneer Futuro. Effettuata l’adesione al fondo l’aderente riceverà i codici di accesso a tale sezione. La posizione individuale è indicata anche nella comunicazione periodica.
Quali comunicazioni riceverò dopo aver aderito al fondo?
Entro il 31 marzo di ogni anno verrà inviata una comunicazione contenente informazioni dettagliate sul fondo, sui risultati di gestione e sulla propria posizione individuale.
Che cos'è un Fondo Pensione multicomparto?
Si definisce Fondo Pensione multicomparto quando all’interno dello stesso Fondo pensione è previsto un assetto gestionale articolato su più comparti. Ciascun comparto presenta un profilo rischio-rendimento differenziato e l’aderente ha la possibilità di scegliere il comparto in funzione del proprio profilo di rischio-rendimento, delle sue esigenze e dell’orizzonte temporale di permanenza nel Fondo. Per conoscere i comparti di Pioneer Futuro leggi le informazioni nella sezione dedicata.
Che cosa è il FondInps?
È la forma pensionistica complementare istituita presso l'Inps dove confluiscono i versamenti di coloro che aderiscono tacitamente e per i quali o non è attiva alcuna forma pensionistica collettiva di riferimento o, tra più forme collettive di riferimento, non è individuabile quella di destinazione.
E' obbligatorio aderire ad una forma pensionistica complementare?
No. L'adesione alle forme pensionistiche complementari, è libera e volontaria, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 252/05. Il principio della libertà di adesione opera anche nel caso del conferimento tacito del TFR: in questo caso il silenzio del lavoratore dipendente, si considera come una implicita manifestazione di volontà di adesione alla forma pensionistica complementare collettiva di riferimento.

Domande sulla fiscalità

Qual è la tassazione prevista per le prestazioni a cui si ha diritto con l'adesione al fondo pensione?

Le prestazioni erogate, sia sotto forma di capitale sia sotto forma di rendita, sono assoggettate ad una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 15%. Tale aliquota si riduce di una quota pari a 0,30% per ogni anno di partecipazione al fondo pensione eccedente il quindicesimo. La riduzione massima consentita è del 6% per cui, dopo il 36° anno di partecipazione al fondo pensione, si applica l'aliquota di imposizione del 9%. L'aliquota del 15% (eventualmente ridotta in ragione dell’anzianità di partecipazione superiore a 15 anni) si applica non su tutta la prestazione erogata ma solo sulla parte imponibile di essa.

Sono previste delle agevolazioni fiscali per i contributi versati al fondo pensione?

I versamenti al fondo pensione sono deducibili dal reddito complessivo del soggetto che li effettua entro il limite massimo di 5164,57 euro, riducendo l'importo imponibile soggetto a tassazione.

Qual è il regime fiscale dei contributi versati dal datore di lavoro per i propri dipendenti?

I contributi versati dal datore di lavoro (sia volontariamente che in adempimento di contratti o accordi collettivi anche aziendali) a forme pensionistiche complementari di cui siano destinatari i propri dipendenti sono integralmente deducibili dal reddito di impresa. Dal punto di vista del lavoratore i contributi versati dal datore di lavoro (sia volontariamente che in adempimento di contratti o accordi collettivi anche aziendali) sono deducibili dal reddito complessivo del lavoratore medesimo. In altre parole, i contributi del datore di lavoro unitamente ai contributi versati dal lavoratore sono deducibili dal reddito complessivo del lavoratore medesimo entro il limite massimo di 5164,57 euro.

Anticipazioni per spese sanitarie: qual è la tassazione prevista?

L'anticipazione per spese sanitarie è assoggettata ad una ritenuta a titolo di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 15%. Tale aliquota si riduce di una quota pari a 0,30% per ogni anno di partecipazione al fondo pensione eccedente il quindicesimo. La riduzione massima consentita è del 6%, per cui dopo il 36° anno di partecipazione al fondo verrà applicata l'aliquota di imposizione del 9%. L'aliquota del 15% (eventualmente ridotta in ragione dell'anzianità di partecipazione superiore a 15 anni) si applica non su tutta la somma erogata, ma solo sulla parte imponibile di essa, vale a dire sull'importo erogato al netto dei contributi eventualmente non dedotti e degli interessi maturati durante la fase di accumulazione.

Anticipazioni per l'acquisto o la ristrutturazione della prima casa: qual è la tassazione prevista?

L'anticipazione, in questo caso, è assoggettata ad una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 23%. L'aliquota del 23% si applica non su tutta la somma erogata, ma solo sulla parte imponibile di essa, vale a dire sull'importo erogato al netto dei contributi eventualmente non dedotti e degli interessi maturati durante la fase di accumulazione.

Anticipazioni per esigenze personali dell'aderente (no acquisto della prima casa o necessità di far fronte a spese sanitarie): qual è la tassazione prevista?

L'anticipazione, in questa ipotesi, è assoggettata ad una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 23%. L'aliquota del 23% si applica non su tutta la somma erogata, ma solo sulla parte imponibile di essa, vale a dire sull'importo erogato al netto dei contributi eventualmente non dedotti e degli interessi maturati durante la fase di accumulazione.

Riscatto per morte dell'aderente prima della maturazione del diritto alla pensione: qual è la tassazione prevista?

In questa ipotesi, il riscatto è assoggettato ad una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 15%. Tale aliquota si riduce di una quota pari a 0,30% per ogni anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari eccedente il quindicesimo. La riduzione massima è comunque del 6% per cui dopo il 36° anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari si applica l'aliquota di imposizione del 9%. L'aliquota del 15% (eventualmente ridotta in ragione dell'anzianità di partecipazione superiore a 15 anni) si applica non su tutta la somma erogata, ma solo sulla parte imponibile di essa, vale a dire sull'importo erogato al netto dei contributi eventualmente non dedotti e degli interessi maturati durante la fase di accumulazione.

Riscatto immediato per la perdita dei requisiti di partecipazione al fondo pensione con adesione collettiva (art. 14, comma 5, del D.lgs. 252/05): qual è la tassazione prevista?

Il riscatto è assoggettato ad una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 23%. L'aliquota del 23% si applica non su tutta la somma erogata, ma solo sulla parte imponibile di essa vale a dire sull'importo erogato al netto dei contributi eventualmente non dedotti e degli interessi maturati durante la fase di accumulazione.

Trasferimento della posizione ad altro fondo pensione: qual è la tassazione prevista?

 Il trasferimento non comporta alcuna imposizione fiscale.

Al momento della pensione, in che modo è tassata la pensione complementare?

Sulla parte imponibile delle prestazioni erogate sia in forma di capitale che in forma di rendita si applica una ritenuta di imposta (a titolo definitivo) con aliquota del 15%. Tale aliquota si riduce di una quota pari a 0,30% per ogni anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari eccedente il quindicesimo. La riduzione massima è comunque del 6%, per cui dopo il 36° anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, si applica l’aliquota di imposizione del 9%.

Rendimenti del fondo pensione: qual è la tassazione prevista?

L'aliquota dell'imposta sostitutiva annualmente dovuta sul risultato di gestione maturato è fissata al 20%. L'aliquota non è interamente applicata ai redditi da titoli pubblici italiani ed equiparati che, attraverso un parziale concorso alla formazione della base imponibile, mantengono una tassazione effettiva del 12,50%. Al risultato di gestione investito in attività di carattere finanziario a medio o lungo termine è  riconosciuto un credito d'imposta pari al 9% utilizzabile a partire dal 2016 nei limiti di uno stanziamento erariale prestabilito.

In che modo è tassata la rivalutazione della rendita?

In caso di rendita rivalutabile, sul rendimento finanziario è applicata una imposta sostitutiva del 26%. Per la parte di rendimento riferibile alle obbligazioni ed altri titoli del debito pubblico e a questi equiparati, il livello di tassazione effettiva è al 12,50% in quanto tale rendimento è imponibile nella misura del 48,08%.

Domande sulle prestazioni

Aderendo al fondo pensione quali sono le prestazioni a cui si ha diritto?

E’ possibile beneficiare di prestazioni prima del pensionamento e al momento del pensionamento al ricorrere di determinate condizioni. Le prestazioni cui il lavoratore può accedere prima del pensionamento sono: l'anticipazione, il trasferimento e il riscatto. Al momento del pensionamento, l'iscritto può ottenere una prestazione pensionistica erogata sotto forma di rendita o di capitale.

Quando matura il diritto alla pensione complementare?

Il diritto si acquisisce in presenza dei seguenti requisiti: - maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni stabiliti nel regime obbligatorio di appartenenza; - almeno cinque anni di partecipazione alla forma pensionistica complementare. Questi requisiti devono sussistere in concorso tra di loro: di conseguenza, in termini generali, se mancano i requisiti per avere la pensione pubblica non si può chiedere la pensione complementare. Se sussistono i requisiti per la pensione pubblica ma l'aderente non ha almeno cinque anni di partecipazione al fondo pensione, si potrà percepire solo il capitale (a titolo di riscatto, e nelle sole forme collettive, cfr. art. 14, comma 5, D.lgs. 252/05).

Al momento della pensione si è costretti a percepire la prestazione unicamente sotto forma di rendita?

No. L'aderente, al momento della maturazione dei requisiti necessari per fruire della pensione pubblica, deve decidere (e comunicare al fondo pensione a cui è iscritto) se percepire la prestazione unicamente sotto forma di rendita o se percepirla in parte sotto forma di rendita (nella misura minima del 50% del montante finale accumulato) ed in parte sotto forma di capitale (nella misura massima del 50% del montante finale accumulato). L'aderente può chiedere che la prestazione gli venga erogata unicamente sotto forma di capitale qualora, convertendo in rendita non meno del 70% del montante finale accumulato, la rendita medesima risulti inferiore al 50% dell’assegno sociale. Ai fini del calcolo in questione deve assumersi a riferimento la rendita vitalizia immediata e senza reversibilità: si deve tener conto, cioè, solo della speranza di vita dell'aderente (beneficiario diretto). Da ottobre 2014 è consentito che una parte della prestazione pensionistica (o quella in rendita o quella in capitale) venga immediatamente erogata e che la restante parte, mantenuta presso il Fondo, sia erogata successivamente su richiesta dell’Aderente (prestazione differita).

In quali casi è possibile ottenere le prestazioni prima della maturazione dei requisiti di accesso alla pensione pubblica?

In due casi: se l'aderente resta inoccupato per un periodo di tempo superiore a 48 mesi, a seguito della cessazione dell'attività lavorativa o se l'aderente è colpito da invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo. In entrambi i casi,è possibile richiedere di accedere alle prestazioni con un anticipo di cinque anni rispetto ai requisiti per l'accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza.

Se si perdono i requisiti di partecipazione al fondo pensione, cosa succede?

Qualora, prima della maturazione del diritto all'erogazione del trattamento pensionistico complementare, l'aderente perda i requisiti,ad esempio per cambio di lavoro con conseguente applicazione di un diverso contratto collettivo può: 1. trasferire la posizione pensionistica individuale alla forma pensionistica complementare alla quale il lavoratore ha accesso in relazione alla nuova attività; 2. riscattare il 50% della posizione maturata in caso di cessazione dell'attività lavorativa che comporti inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi, ovvero in caso di mobilità, cassa integrazioni guadagni ordinaria o straordinaria; 3. esercitare il riscatto totale della posizione individuale maturata in caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo, a seguito di cessazione dell'attività lavorativa che comporti l'inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi; 4. riscattare, nelle sole forme collettive, se gli statuti o i regolamenti delle stesse lo prevedono, l'intera posizione maturata (il presupposto in questo caso è la sola perdita dei requisiti di partecipazione: a titolo esemplificativo: perdita del lavoro; pensionamento prima della maturazione del diritto alla prestazione pensionistica).

Cosa succede in caso di decesso dell'aderente prima del pensionamento?

L'intera posizione individuale maturata è riscattata dagli eredi ovvero dai diversi beneficiari indicati dall'aderente. Gli eredi o i beneficiari possono essere sia persone fisiche che persone giuridiche. In mancanza di tali soggetti la posizione resta acquisita al fondo pensione.

Quando è possibile trasferire la posizione individuale?

La facoltà di trasferimento della posizione individuale può avvenire non prima di due anni di permanenza nel Fondo.

Cosa accade al montante accumulato nel caso di decesso dell'aderente dopo il pensionamento?

Dipende dal tipo di rendita che l'aderente ha scelto al momento del pensionamento. La rendita sarà erogata fino al decesso del beneficiario della rendita medesima nel caso di rendita vitalizia senza opzioni. Alla morte di questo, la rendita non sarà pertanto più corrisposta. Nel caso in cui, invece, l'aderente abbia scelto la rendita reversibile, questa sarà erogata al beneficiario finché questi è in vita; alla sua morte, la rendita sarà corrisposta al beneficiario superstite (reversionario). La rendita “certa per k anni”, poi vitalizia, viene invece erogata per un numero di anni prestabilito (anche in caso di morte del beneficiario) decorso il quale la rendita diventa vitalizia.

È possibile designare più beneficiari della rendita pensionistica?

Sì. Ovviamente l'entità della rendita si ridurrà in proporzione al numero e soprattutto all'età dei beneficiari che verranno effettivamente designati.